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SID - SCIENZA IN DANZA

Danza: ma cos'è questa postura?

Ci sono molte definizioni atte a descrivere cos'è la posturologia ma credo che per un danzatore la più corretta e vicina all'immaginario poetico che contraddistingue quest'arte del movimento sia: “lo studio della posizione del corpo dentro lo spazio ed il tempo” (P. Caiazzo).

Il danzatore è al tempo stesso mappa (indicazione del sè) e territorio (geografia muscoloscheletrica e somatosensoriale) della propria postura. Quando un danzatore entra in scena, sopratutto per quanto riguarda la danza classica, porta con sé il proprio corpo e quello del danzatore che diventa interprete riuscendo per il tempo dello spettacolo a sovrascrivere, ovvero sostituire, determinati atteggiamenti posturali, nascondendo dolori e fatiche.
Nella danza contemporanea invece, almeno in alcuni filoni, l'entrata in scena rispecchia le caratteristiche del danzatore che si palesa come persona, con la sua postura, gli atteggiamenti scorretti della schiena e le sue fragilità, determinando quel grado di empatia tipico nella scena contemporanea.
La postura è quindi per il danzatore la rivelazione del proprio concetto di presenza sulla scena, la capacità di correggersi automaticamente nel virtuosismo del gesto in esecuzione interpretando magnificamente il ruolo che in quel momento lo definisce, ma è anche il lasciare che il corpo si adatti naturalmente a quello che vuole e riesce ad esprimere.

LA POSTURA
La postura umana è un automatismo neurologico basato sui rilevamenti ambientali e propriocettivi effettuati da alcuni organi sensoriali (occhio, piede, orecchio interno, bocca) i quali vengono inviati a diverse strutture sottocorticali del SNC dove saranno elaborati ed integrati, generando una risposta motoria capace di modulare la tensione di base dei muscoli tonici (G. Palatella). Cio è finalizzato a regolare permanentemente, ma involontariamente, l’assetto e i rapporti reciproci tra le differenti strutture corporee per coordinare compensazioni e adattamenti sapientemente organizzati e gestiti a seconda degli input in entrata. Il tutto è guidato dal sistema tonico posturale (STP), ovvero un insieme di strutture comunicanti e di processi a cui viene affidato il compito di regolare il corpo per garantirne l'equilibrio sia statico che dinamico, vincere la partita contro la gravità e sostenere il movimento con grande economia. Effettrici di questa “strategia” sono le catene osteomiofasciali, una sequenza di muscoli la cui contiguità è data dal sistema connettivale fasciale, capace di far sviluppare il movimento in modo
sinergico e coordinato. Un ipertono di queste catene ad esempio, potrebbe determinare compensi non adeguati nel corpo e ridefinire così il concetto di stabilità.

DI CHE MUSCOLATURA SI PARLA QUANDO DISCUTIAMO DI POSTURA?
Come abbiamo appena letto, la nostra postura quindi è autodeterminante, capace di riconfermare il proprio equilibrio funzionale costantemente e in modo involontario. Ma qual'è la muscolatura che ci sostiene? Per fare chiarezza suddividiamo la muscolatura in due gruppi:

• involontaria > TONICA
• volontaria > FASICA

La muscolatura tonica è una muscolatura riflessa e inconscia adatta ad una contrazione lunga senza che questa si affatichi. La nostra volontà non ha alcuna influenza su di essa. Non la possiamo né comandare né dirigere. Il STP e quindi la nostra postura si basano su questo tipo di muscolatura. La muscolatura fasica invece interviene in maniera episodica, per fasi, e solo quando viene sollecitata. Possiamo comandarla, dirigerla e orientarla. E' la muscolatura che ben conosciamo, sulla quale si basa la volontà del danzatore di conseguire una posa esprimendo capacità e abilità tecnica attraverso il concetto di funzionalità e di estetica. Si esprime attraverso il lavoro conseguito in anni di preparazione e di costruzione del movimento ed è determinata dal grado di forza e di resistenza,
ovvero dall'allenamento. Affermando l'importanza che il concetto di attivazione del movimento volontario e involontario ha, possiamo altresì dire che affinché il movimento volontario abbia una sua giusta dinamica, necessita di potersi “appoggiare” ad una buona postura di base. La postura quindi deve poter accogliere al
meglio la forma, il carattere e la forza della posa per sostenerla. I due concetti sul lavoro muscolare devono quindi consolidarsi uno dentro l'altro.

LA PROPRIOCEZIONE COME SENSO PRIMARIO
La muscolatura quindi gioca un ruolo fondamentale nel sistema complesso e non lineare che è la postura. In che modo come danzatori possiamo intervenire?
Come già specificato diverse volte, l'ascolto verso il corpo a cui il danzatore deve riferirsi è la chiave per migliorare e aumentare la propria consapevolezza. Questo ascolto, che deve essere omnicomprensivo, parte dalle afferenze recettoriali. I recettori principali del STP sono: la bocca, l'occhio, il piede e l'orecchio interno i quali trasmettono continuamente indicazioni sulla nostra posizione nello spazio al sistema tonico posturale il quale troverà automaticamente una strategia per
fornirci stabilità, sicurezza ed economia a livello energetico. L'ascolto quindi è rivolto anche ai piccoli gesti automatizzati che caratterizzano un compenso:
perché durante una piroette incliniamo in modo inopportuno ma automatico la testa? Perchè nell'esecuzione del relevè lent non possiamo smettere di serrare le labbra? La comprensione di tali atteggiamenti ci porterà ad una lettura funzionale del sistema/strategia che il nostro corpo attua per realizzare il compito e la conseguente capacità di trovare una modifica adeguata che ci permetta la realizzazione funzionale dell'azione danzata.
La propriocezione dunque, sorgente indubbia della conoscenza del corpo, della sua postura e delle sue azioni, non dev'essere solo per i danzatori percezione del movimento coreografato, ma può anche essere un analisi degli automatismi, atta ad interpretarli e correggerli. Come possiamo fare? Stimolando il corpo affinché vi sia una trasmissione dell'informazione corretta ad esempio ridefinendo l'appoggio del piede, correggendo una malocclusione, verificando che le lenti dei nostri
occhiali siano corrette. La propriocezione, spina dorsale del sistema posturale e nostro senso primario (S.Freidiani) ci guiderà nella comprensione degli atteggiamenti e sosterrà le corrette informazioni proposte in ingresso.

NON E' SEMPRE NECESSARIO CORREGGERE
Quante volte è capitato di vedersi allo specchio in una posizione dove una spalla risulta più alta dell'altra? Oppure un fianco sembra essere più basso dell'altro? Non è detto pero che la nostra postura sia scorretta. Se non insorgono dolori e la performance sul palco risulta essere efficace, probabilmente il nostro STP sta compensando nel modo migliore possibile! Philippe Caiazzo, osteopata, posturologo e docente presso l'università di Pisa, ci descrive al meglio
questa situazione: “Generalmente, in situazione fisiologica esiste una distribuzione del tono muscolare tra il lato destro e quello sinistro del corpo. Questo assicura un equilibrio posturale...un'armonia. (....) l'importante è trovare una giusta ripartizione tra i due lati del corpo. In caso di ipertono unilaterale invece il corpo sarà in disarmonia posturale”

• Se ci si trova in una condizione di disarmonia posturale il corpo non opera più all'interno dei parametri del sistema posturale e i test neuroposturali che vanno a valutare l’interferenza o il buon funzionamento di un sistema non riusciranno a dare risposte significative.
• Se invece il danzatore risulta essere in equilibrio posturale, tramite i test neuromuscolari, saremo in grado di interrogare il sistema tonico posturale per chiarire l'origine delle eventuali problematiche e lavorare di conseguenza sulle disfunzioni affinché la vie di trasmissione del tono posturale possano tornare ad essere libere.
• IMPORTANTE! Se il danzatore non lamenta e riferisce dolori, non sempre bisognerà attuare delle strategie per ridefinire gli assetti strutturali, anche se dubbi. Correggere una danzatrice o un danzatore capace di grandi virtuosismi e di un espressività strepitosa probabilmente non avrebbe senso. Il loro corpo è pronto in quel determinato assetto e non necessita di altri e ulteriori stimoli.

SGUARDO GLOBALE
Sulla base di quanto fino a qui detto, lo sguardo sul corpo, e in particolare sul corpo del danzatore, deve essere pertanto uno sguardo globale, grazie al quale verificare adattamenti e compensi ed eventualmente intervenire con un approccio più specifico su una singola disfunzione. Il nostro corpo è da considerarsi come un sistema complesso, cibernetico, aperto, auto regolato e auto adattato, nel quale costruire il nostro self come qualcosa che non ha un arrivo ma che circolarmente cambia, compensa e compone. Uno sguardo globale è necessario per prendere in considerazioni molti aspetti del danzatore che oltre ad essere un'artista e un performer è anche e soprattutto una persona con un vissuto e una individualità. Molti degli atteggiamenti posturali sono infatti determinati da paure, insicurezze e fallimenti, ed è per questo che un'analisi settoriale, che non tiene conto degli aspetti più prettamente emotivi, non porterà alla risoluzione corretta del problema. Lo sguardo quindi va dal globale allo specifico per ritornare al globale e ricominciare l'analisi. (P.Zavarella)

L'ESAME POSTURALE
Quando nella danza parliamo di postura quindi, mi preme marcare il concetto principe che distingue queste riflessioni, ovvero il benessere della persona. Il benessere che il danzatore deve ricercare è l'aspetto determinante di attenzione verso il proprio corpo, attraverso il quale si estrinseca il miglioramento sul piano delle abilità e delle capacità atletiche. Un corpo libero, armonioso e coerente rispetto alle proprie compensazioni e adattamenti ci permetterà, ad esempio, di respirare con più facilità, di aumentare il senso del nostro equilibrio e sentirsi più stabili sulla gamba di terra. Questo vuol dire perfezionare sul piano tecnico il nostro gesto artistico, ma anche costruire una presenza scenica sulla base di una migliore percezione del sé che significa anche implementare la propria capacità espressiva e di interpretazione. L'esame posturale è ancora un anello mancante nella valutazione del danzatore, attraverso di essa possiamo comprendere e leggere in modo differente le difficoltà del corpo in scena e provare a migliorarne il benessere e di conseguenza la performance.

 

a cura della dr.ssa Serena Loprevite

Redazione SID - Scienza In Danza

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